La pallavolo è uno degli sport più praticati in assoluto
La pallavolo è uno degli sport più praticati in assoluto. La sua forza è proprio il grande numero di praticanti. Questo permette di proporre uno sport a misura d’uomo, ovvero di praticare la pallavolo nel modo più desiderato. Ci sono infatti moltissimi atleti ed atlete che giocano per il solo gusto di divertirsi facendo attività sportiva, mentre altri lo praticano con l’obiettivo di diventare campioni di pallavolo arrivando ai massimi livelli agonistici. Sono due anime dello stesso sport. Gli agonisti hanno così un grande bacino di pubblico e di appassionati con cui migliorarsi, e gli “amatori” (e qui comprendiamo anche giovani che giocano per il solo divertimento) hanno la possibilità di giocare con tanti altri ragazzi e ragazze.
Andrea Zorzi, ha iniziato a giocare a pallavolo a 16 anni
Spesso ci si chiede “quando si capisce se un’atleta può diventare un campione di pallavolo?”. Una risposta è veramente difficile e non esiste una verità assoluta (per fortuna…). Se infatti iniziamo un ragionamento tecnico, dobbiamo dire che è importante iniziare presto, acquisire al più presto quelle capacità coordinative e condizionali importanti per l’apprendimento dei fondamentali della pallavolo che, ricordiamo, è uno degli sport più tecnici in assoluto. Poi andiamo in fondo e scopriamo che uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, tale Andrea Zorzi, ha iniziato a giocare a pallavolo a 16 anni!!!
Lorenzo Bernardi fu trasformato in campione da Julio Velasco
Ma ci sono anche esempi che spiazzano anche le teorie più tecniche e pure dello sport e della pallavolo in particolare. Un esempio? Lorenzo Bernardi. Un atleta formato nel ruolo di alzatore, che all’improvviso, dopo aver giocato già in serie A con l’allora Petrarca Padova in quel ruolo, viene acquistato dalla mitica Panini Modena dove un allenatore di nome Julio Velasco vede in lui qualcosa che nessun altro aveva visto; le doti che lo avrebbero fatto diventare il più forte giocatore di volley del mondo, ossia “mister secolo”. Titolo condiviso con un altro mito della pallavolo, lo statunitense Karch Kiraly. Lo trasforma quindi da alzatore ad attaccante ricevitore. Mai giocatore ha raggiunto i suoi livelli in quel ruolo.
La motivazione personale e lo spirito di sacrificio sono importanti quanto il fisico
Ciò dimostra non solo che non esiste un modo prestabilito di diventare un campione ma che ci sono tante componenti che rendono possibile la realizzazione in campo sportivo. In tanti di anni di pallavolo, abbiamo visto grandi fisici e talenti inespressi e tanti giocatori e giocatrici mediocri che invece sono arrivati a traguardi prestigiosi. Certamente la motivazione personale e lo spirito di sacrificio sono importanti, ma come non dire onestamente che un buon fisico, nella pallavolo, è determinante? Ripetiamo, parliamo dello sport agonistico e non di quello amatoriale. Non sarebbe onesto dire, come troppe volte è stato detto, che l’altezza nella pallavolo non conta. Che poi ci sia la possibilità anche per atleti di bassa statura di fare un’importante carriera nella pallavolo nel ruolo di libero, non ne fa di questo sport un’attività per atleti di bassa statura.
Fondamentale che i tecnici possano vedere all’opera atleti ed atlete
Come dimostrato con l’esempio di Lorenzo Bernardi, è importante che i tecnici possano vedere all’opera atleti ed atlete, per scoprire e proiettarne già le potenzialità. Il prestigioso torneo Cornacchia World Cup offre sicuramente questa possibilità. In quasi 40 anni di manifestazione si sono visti confluire a Pordenone tantissimi giovani e tantissimi tecnici di fama. Sono arrivati, e ancora arrivano, anche manager statunitensi che offrono borse di studio per portare nei loro college le giocatrici più interessanti. Anche scoprire atleti interessanti in squadre dilettantistiche, solitamente non visionate da allenatori professionisti, è un obiettivo che si prefiggono nel venire a Pordenone. Qui abbiamo visto all’opera alcuni giovani diventati in breve dei campioni di assoluto livello. Solo per citarne quelli più recenti, parliamo di Luca Vettori, Filippo Lanza, Simone Giannelli, Riccardo Sbertoli. E ci scusino tutti gli altri che non citiamo e che sono numerosissimi, per questo vi rimandiamo alla incredibile lista che compone l’Albo d’Oro del torneo Cornacchia.
Cornacchia World Cup diventa così una vetrina unica nel panorama internazionale perchè permette questi incontri. Se infatti nei campionati Europei e mondiali di categoria vediamo all’opera i più grandi talenti delle rispettive Nazioni, al torneo Cornacchia, che oltre alle Nazionali vede anche la partecipazione di squadre dilettantistiche, possono mettersi in luce giovani talenti che militano fuori dalle rotte della grande pallavolo.
E la rosa più bella può nascere nel deserto.


